Diritto Civile

29Agosto

Assegno di mantenimento divorzile al coniuge | Presupposti e calcolo

Assegno divorzile: i presupposti stabiliti dalla Cassazione a Sezioni Unite e il superamento del tenore di vita.

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Assegno di mantenimento divorzile al coniuge – Presupposti: a chi e quanto spetta.

L’assegno divorzile può essere definito con un trattamento economico periodico corrisposto dall’ex coniuge in favore dell’altro a seguito della pronuncia della sentenza di divorzio (scioglimento o cessazione effetti civili del matrimonio), da tempo legato al tenore di vita dei coniugi in costanza di matrimonio.

Sui presupposti e sui criteri di calcolo dell'assegno vi è stato nel corso degli anni un ampio dibattito in giurisprudenza, in altimo colminato con una recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (n. 18287 del 2018). Ma prima di affrontare i principi enunciati della Cassazione, vediamo cosa dice la legge circa i presupposti e il calcolo dell’assegno, essendo il punto di partenza dell’avvocato che si occupa di divorzi.

A disciplinare il diritto all’assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi è l’art. 5, comma 6 della Legge sul divorzio (Legge 898 del 1970 con le modifiche introdotte con la legge n. 74 del 1987).

Il Tribunale, con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (c.d. sentenza di divorzio), può disporre per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno (c.d. divorzile), “quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”. Assegno divorzile che può venire meno anche nel caso di nuova convivenza more uxorio dell’avente diritto.

Salvo casi particolari stabiliti dalla legge, presupposto di una sentenza di divorzio è che vi sia stata pronuncia, passata in giudicato, di sentenza di separazione in caso di separazione giudiziale (o l’omologa della separazione nel caso di separazione consensuale). Grazie alla riforma del c.d. Divorzio breve ciascun coniuge può chiedere la pronuncia di una sentenza di divorzio decorsi 6 mesi (in caso di separazione consensuale) o 1 anno (nel caso di separazione giudiziale) dalla comparizione dei coniugi innanzi il Presidente del Tribunale nel giudizio di separazione personale.

Il Giudice, nel decidere quanto e a chi spetta l’assegno di mantenimento divozile, deve tenere conto “delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio”.

La natura dell’assegno di mantenimento a seguito del divorzio (c.d. assegno divorzile).

Secondo la giurisprudenza di legittimità all'assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa.

Il suo riconoscimento richiede l’accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi o comunque dell'impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l'applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma. Occorre effettuare, quindi, una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali del marito e della moglie, in considerazione del contributo fornito dal richiedente l’assegno divorzile alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto al trattamento economico.

Assegno di mantenimento divorzile – Evoluzione giurisprudenziale.

Un primo orientamento della Corte di Cassazione, solo di recente valutata criticamente, cristallizzato nella sentenza delle Sezioni Unite n. 11490 del 1990, rischiava di creare rendite di posizione (soprattutto in favore della moglie) indipendentemente dal contributo personale dell'ex coniuge richiedente l'assegno alla formazione del patrimonio comune o dell'altro ex coniuge, effettuando solamente una comparazione delle condizioni economico-patrimoniale dei coniugi.

Questo orientamento, infatti, legava il riconoscimento dell’assegno di mantenimento divorzile prevalentemente tenore di vita goduto durante il matrimonio dal marito e dalla moglie.

È nata, pertanto, l’esigenza, di interpretare l'art. 5 della legge sul divorzio in maniera più coerente con il quadro costituzionale di riferimento costituito, dagli artt. 2, 3 e 29 della Costituzione (sul punto anche la sentenza Corte Cost. n. 11 del 2015).

Presupposti e calcolo dell’assegno di mantenimento divorzile - La pronuncia della Cassazione Sezioni Unite, sentenza 11 luglio 2018, n. 18287.

L'art. 5 c. 6 attribuisce all'assegno di divorzio una funzione assistenziale, riconoscendo all'ex coniuge il diritto all'assegno di divorzio quando non abbia mezzi "adeguati" e non possa procurarseli per ragioni obiettive.

Il Giudice è, quindi, chiamato ad una valutazione concreta ed effettiva dell'adeguatezza dei mezzi e dell'incapacità di procurarseli per ragioni oggettive fondata in primo luogo sulle condizioni economico-patrimoniali dei coniugi.

Tale verifica è da collegare alla valutazione degli altri indicatori contenuti nella prima parte dell'art. 5, comma 6, al fine di accertare se l'eventuale rilevante disparità della situazione economico-patrimoniale degli ex coniugi all'atto dello scioglimento del vincolo sia dipendente dalle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio da moglie e marito, con il sacrificio delle aspettative professionali e reddituali di una delle parti.

Assume, pertanto, fattore determinante la valutazione del contributo di ciascun coniuge (sia esso il marito o la moglie) alla formazione del patrimonio comune della coppia e/o del patrimonio dell'altro coniuge, oltre che delle effettive potenzialità professionali e reddituali del coniuge che richiede l’assegno di mantenimento divorzile, anche in relazione all'età del coniuge richiedente ed alla conformazione del mercato del lavoro.

Per quanto premesso, analizzare i presupposti ed effettuare un calcolo dell’assegno di mantenimento divorzile, cioè capire concretamente quanto spetta all’ex coniuge, non è semplice, occorrendo un’analisi anche storica dell’evoluzione reddituale dei coniugi (si veda es. casalinga che ha sacrificato il lavoro per dedicarsi alla famiglia e ai figli).

Avv. Giuseppe Maniglia

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Fonti:

Legge 898/70 (c.d. Legge sul divorzio)

Sentenza Corte Costituzionale n. 11 del 2015

 

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10Aprile

LA NUOVA CONVIVENZA MORE UXORIO FA DECADERE L’ASSEGNO DIVORZILE - IL PUNTO DELLA CASSAZIONE.

Nuova convivenza more uxorio - Famiglia di fatto. Revoca dell’assegno di mantenimento mediante l’assegno divorzile.

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Nuova convivenza more uxorio - Famiglia di fatto. Revoca dell’assegno di mantenimento mediante l’assegno divorzile.

Secondo la Cassazione l'instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova relazione famigliare, ancorché di fatto, ovvero una convivenza more uxorio, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno di mantenimento divorzile stabilito in sede di divorzio a carico dell'altro coniuge e ciò a prescindere se questo avvenga nella casa coniugale o meno.

Infatti, la formazione di una famiglia di fatto (convivenza more uxorio) – costituzionalmente tutelata ai sensi dell'art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell'individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l'assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto post coniugale e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post-matrimoniale con l'altro coniuge, il quale non può che confidare nell'esonero definitivo da ogni assegno di mantenimento attraverso l’assegno divorzile (Cass. n. 02466/2016).

Sul punto la stessa pronuncia richiama una precedente sentenza su una causa di divorzio (Cass. Civile Sent. Sez. 1 Num. 6855 Anno 2015) che aveva delineato in contorni della famiglia di fatto.

Il caso riguarda la corresponsione di un assegno divorzile periodico, diversamente al caso di riconoscimento di un assegno divorzile una tantum.

Contatta un avvocato divorzista al 3384741345.

 

Significato di nuova convivenza more uxorio ed effetti sul mantenimento.

Il significato della convivenza more uxorio è strettamente legata al concetto di famiglia di fatto.

Secondo la dottrina la famiglia di fatto è quella costituita da persone che, pur non essendo legate tra di loro dal matrimonio, convivono come se fossero coniugati (more uxorio), insieme agli eventuali figli nati dalla loro unione. Da questa unione occorre distinguere le mere convivenze occasionali e le coabitazioni aventi diversa natura, quali ad es. le convivenze tra parenti e amici (Torrente, Manuale di diritto privato, Giuffrè editore).

Per cui affinché si possa parlare di famiglia di fatto non è sufficiente la mera coabitazione, dovendosi fare riferimento ad una situazione sociale di natura affettiva, che abbia i caratteri di una certa stabilità e che si esplichi in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assistenza morale e materiale (Cass. 08 agosto 2003, n. 11975)

 

L'espressione "famiglia di fatto" non consiste soltanto nel convivere come coniugi (convivenza more uxorio), ma indica prima di tutto una "famiglia", portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli.

In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell'individuo, ai sensi dell'art. 2 Cost.

 

Ove tale convivenza assuma dunque i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio) la mera convivenza si trasforma in una vera e propria "famiglia di fatto".

A questo punto viene meno l’obbligo al mantenimento attraverso l’assegno divorzile al coniuge che decide di vivere more uxorio con un nuovo partner.

Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile.

Contatta un avvocato divorzista a Palermo al 3384741345.

 

Scopri di quale tutela gode il convivente tutela possessoria more uxorio all'interno della casa coniugale.

Giuseppe Maniglia - Avvocato divorzista Palermo

Riferimenti: Cassazione n. 6855/2015Art. 2 Costituzione

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29Febbraio

Mancata consegna documenti contabili precedente Amministratore di condominio. Cosa fare?

Cosa fare quando l'amministratore uscente si rifiuta di effettuare il passaggio di consegne con il nuovo amministratore del Condominio.

Condominio passaggio di consegne

Il passaggio di consegne tra amministratori di condominio è un adempimento fondamentale della vita condominiale. La completa e tempestiva consegna dei documenti contabili ed amministrativi tra l’amministratore precedente e il neo amministratore condominiale è spesso, però, causa di attriti all’interno del stabile.

 

Capita ormai sempre più frequentemente che il precedente amministratore rifiuti di consegnare i documenti in suo possesso, oppure ne consegni soltanto una parte, mettendo il nuovo amministratore in una situazione di stallo amministrativo e contabile nella gestione del condominio.

 

L’obbligo di consegnare i documenti da parte dell’amministratore.

L’obbligo della consegna dei documenti in ambito condominiale trae fondamento dall’art 1129, comma 8, c.c., secondo il quale sin dalla cessazione dell’incarico, “l’amministratore è tenuto alla consegna di tutta la documentazione in suo possesso afferente al condominio e ai singoli condomini e ad eseguire le attività urgenti al fine di evitare pregiudizi agli interessi comuni senza diritto ad ulteriori compensi”.

 

Inoltre, essendo tale ufficio assimilabile al mandato con rappresentanza, l’amministratore è obbligato a restituire tutto ciò che ha ricevuto a causa dell’esercizio del mandato così come previsto dall’art. 1713 c.c. (cfr. Cass. n. 10815 del 16.08.2000).

La mancata consegna dei documenti contabili crea dei gravi, se non irreparabili, problemi gestionali, impedendo al neo amministratore di poter svolgere correttamente il suo incarico.

 

A titolo di esempio, si pensi che senza il completo passaggio di consegne, il nuovo amministratore di condominio non è nelle condizioni di quantificare l’esatta liquidità del condominio che rappresenta  e ciò anche a causa della mancata consegna del libro cassa (art. 1130 c.c.) e non ha nemmeno contezza dell’entità dei debiti e dei crediti del condominio.

 

Il nuovo amministratore è, inoltre, impossibilitato a redigere il bilancio, proprio perché non ha contezza delle entrate e delle uscite dell’anno precedente.

Ciò comporta una totale indeterminatezza anche nei rapporti con gli enti previdenziali ed assistenziali (es. Inps ed Inail), resi necessari dal fatto che il condominio svolge le funzioni di datore di lavoro (vedi il caso in cui il condominio sia dotato di servizio di portineria).

 

La mancata disponibilità da parte del nuovo amministratore di tutta la documentazione contabile, in relazione alle notorie incombenze di diverso genere e natura che gravano sull'amministrazione di un condominio, può determinare per i condomini, un grave ed irreparabile pregiudizio non agevolmente commisurabile per la situazione di stallo che si verrebbe a creare (in tal senso si è espressa la Cassazione con sentenza n. 11472 del 28.10.91)

 

L’omissione dell’amministratore uscente paralizza, in altre parole, la corretta gestione amministrativa del condominio, tenuto conto anche degli adempimenti fiscali che gravano sulle persone giuridiche.

 

La mancata consegna e i rimedi: il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c.

I tempi di un’azione giudiziale ordinaria potrebbero pregiudicare la gestione del condominio a causa di un’inevitabile incertezza dei rapporti giuridici che interessano lo stesso, mettendolo nell’impossibilità di ricostruire la situazione economico finanziaria e, quindi, di redigere il bilancio consuntivo e quello preventivo ed esponendolo al rischio di azioni risarcitorie di terzi.

 

A tal proposito è utile sottolineare che lo strumento più breve è quello di adire il Tribunale attraverso un ricorso ex art. 700 c.p.c., il quale permette in tempi ragionevoli (anche pochi mesi) di ottenere un provvedimento giudiziale che condanni il passato amministratore a consegnare al condominio ricorrente tutta la documentazione contabile amministrativa, bancaria, contrattuale in suo possesso, completando, così, il passaggio di consegne con condanna delle spese processuali.

 

I reati a carico dell’amministratore che non consegna i documenti.

Una volta ottenuta l’ordinanza di condanna giudiziale, l’amministratore uscente ha due strade: consegnare tutta la documentazione contabile in suo possesso, oppure continuare con il suo comportamento inadempiente ed omissivo.

In quest’ultimo caso il condominio può decidere di presentare una formale denuncia-querela all’Autorità giudiziaria affinché si proceda penalmente contro il precedente amministratore.

 

Il reato ipotizzabile è quello previsto e punito dall’art. 646 del codice penale (appropriazione indebita che punisce con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032,00 euro chiunque, per procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso.

Tale reato è aggravato dall’avere commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera (art. 61, n. 11 codice penale).

 

Potrebbe essere configurato anche il reato di cui all’art. 388 del codice penale per mancata esecuzione dolosa di un obbligo del giudice.

 

Risarcimento danni derivanti dalla mancata consegna dei documenti contabili al nuovo amministratore.

Oltre alla condanna penale il vecchio amministratore rischia di essere condannato a risarcire i danni al condominio per inadempienza contrattuale qualora quest’ultimo dimostri di aver subito dei danni a causa della mancata o ritardata consegna dei documenti, e ai danni morali derivanti alla consumazione del reato di appropriazione indebita e mancata esecuzione dolosa di un obbligo del giudice.

 

Il caso il esame ha visto coinvolto un condominio rappresentato dallo studio legale. Il Tribunale di Palermo con due diverse ordinanze ha confermato la fondatezza del ricorso e l’applicabilità del ricorso d’urgenza, condannando l’amministratore di condominio uscente a consegnare tutta la documentazione in suo possesso, oltre alle spese processuali.

 

Avv. Giuseppe Maniglia

 

Contatti:

legalemaniglia@gmail.com - 3384741345

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